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Cinema e psicoanalisi: quando il film diventa terapia

Tra le arti-terapie, i film vengono usati all’interno della cosiddetta cinema terapia, diventata una tecnica psicologica dalle applicazioni interessanti.

Nata agli inizi degli anni ’50 all’interno di un certo modo di fare psicoterapia di gruppo con pazienti psichiatrici, l’uso del film come strumento clinico si rivelò una valida alternativa alla psicoterapia.
Non c’è da stupirsi di come la psicologia – o meglio la psicoanalisi – si sia legata alla narrazione cinematografica. Negli stessi anni in cui il cinema dava i suoi frutti, un medico austriaco che diventerà famoso, scriveva le prime teorie su quella che sarebbe stata, ancor oggi, la pietra miliare della psicologia: la psicoanalisi.

Cinema e psicoanalisi hanno dunque la stessa origine temporale e in qualche modo uniscono le loro fila in un discorso che merita attenzione, nonostante la letteratura non sia poi tanto ricca. La metodica si avvale di due approcci: l’uso del film, o di spezzoni di esso, come materia grezza da analizzare per affrontare dall’esterno un vissuto particolarmente complicato oppure l’interpretazione della materia già elaborata, ovvero la proiezione da parte del soggetto di uno stato emotivo suscitato dal film.
Il film, tramite il sottotesto generale o determinate scene, diventa quindi metafora del Sé in cui cogliere un qualche rispecchiamento con la propria situazione emotiva personale e tentare di trovare quindi strategie risolutive al suo disagio. Sia in sede di terapia individuale che di gruppo, il soggetto è chiamato a portar fuori le proprie elaborazioni mentali rispetto a un tema o a un vissuto elicitato dal film. Esso funge quindi da collante tra le proprie esperienze soggettive e il tessuto di vita comune.
Il film, prodotto di una narrazione consapevole, utilizza i racconti reali o costruiti per smuovere le emozioni, per dare significato alle esperienze, chiamare con altro nome le cose che più ci turbano e che meno riusciremmo ad esternare. Che si tratti di un film o di un libro, il racconto che ne è alla base, risente di quella realtà di mezzo che sono le creazioni umane: non può avere caratterizzazioni oggettive perché parla a ciascuno di noi, ma nemmeno dimensioni soggettive perché condivide orizzonti di senso che appartengono all’inconscio collettivo, comune a tutti gli esseri umani, secondo la teoria degli archetipi di Jung (1912). Il prodotto finale è dunque la creazione simultanea di un contenuto metaforico che comprende al suo interno infinite simbologie corrispondenti ai processi psichici individuali.
L’impronta terapeutica della narrazione scenica, sia che si tratti di un film al cinema che di una fiction in televisione, restituisce un effetto lenitivo e quindi curativo alle frustrazioni quotidiane contenendo al loro interno anche la soluzione (che prende spunto dalla cosiddetta morale dei miti e delle fiabe, nella più classica delle forme orali), che va poi interpretata soggettivamente. La funzione rassicurante e consolatoria delle fiction o di alcuni film, restituiscono le immagini di un sé sicuro, forte e che in qualche modo ci appartiene e rispetto al quale non possiamo fare altro che ricercarlo e identificarvi in modo da ottenere anche la gratificazione della sua protezione. È ciò che accade soprattutto nella serie tv e in quei film a puntate che piacciono tanto.
Per tale aspetto di relazionalità che viene conferito alla narrazione filmica, non possiamo che sostenere che il film offra un surreale e paradossale esempio di terapia mirata alla ristrutturazione della personalità.

Dr.ssa Francesca Orlando

psicologa psicoterapeuta, critica televisiva


Autore dell'articolo: Dott.ssa Francesca Orlando

Psicologa psicoterapeuta (ordine degli psicologi del Lazio n. 10262) ad indirizzo psicodinamico con studio nell’VIII municipio, si rivolge agli adolescenti e agli adulti, in sedute individuali e di coppia. Formatore e progettista sociale sui temi del bullismo, cyberbullismo e delle nuove dipendenze (internet, videogiochi…), in enti e istituti scolastici. Autrice di numerose pubblicazioni di settore, reperibili in Rete e nelle librerie specializzate. Critica televisiva in www.istantv.it www.psicologomontagnola.altervista.org psicologhelab.wordpress.com

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