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L’alimentazione dei bambini: come orientarsi

Investe i genitori coinvolgendo spesso l’intera famiglia: l’alimentazione dei bambini è certamente il capitolo più delicato da affrontare.

Se parliamo di alimentazione, non possiamo non occuparci dei bambini. Tante teorie si susseguono, di anno in anno. Il mondo della nutrizione, insieme a quello della pediatria, si evolve continuamente.

Si cerca di mettere a punto schemi ideali ai quali aderire. Sono tanti gli orientamenti che cercano di supportare i genitori nel loro meraviglioso e complesso cammino insieme ai loro bambini. Ma a volte questi possono risultare confondenti.

Dietista e madre

Quando ero ancora una studentessa, ricordo di essermi interessata enormemente a questo aspetto dell’alimentazione. La pediatria mi appassionava, anche perché ero già madre di due bambini. Li stavo facendo crescere con tutti i dubbi fisiologici di una giovane madre.

Approcciavo all’argomento che mi veniva proposto in maniera scientifica, mentre io stavo già facendo la mia esperienza sul campo.

Fu molto utile confrontarmi su questi due binari. Più approfondivo e più mi appassionavo. Decisi così di svolgere il mio tirocinio professionale, quasi interamente, presso l’ospedale dei bambini di Palermo.

Conclusi il mio percorso di studi con una tesi di laurea sperimentale che mi consentì il contatto diretto con 500 bambini, di età compresa tra i 6 e i 13 anni. A questi bambini somministrai un questionario, per comprendere le loro abitudini alimentari quotidiane. In questo modo, si poteva risalire a quale relazione potesse esserci tra il  modo in cui mangiavano e le eventuali condizioni di sovrappeso e di malattie renali.

Nutrire un bambino nel migliore dei modi: cosa è cambiato negli ultimi quarant’anni

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Come accennato, si sono avvicendate, negli anni, innumerevoli teorie. Il metodo prevalentemente accettato prevede una certa gradualità nell’inserimento degli alimenti. Insieme ad una particolare attenzione verso gli alimenti che contengono sostanze capaci di scatenare allergie.

In generale, quello che si può notare nell’evoluzione delle teorie sull’alimentazione pediatrica è che si tende a tornare, ciclicamente, a metodi più naturali.

Così ad esempio, nell’ultimo ventennio, è tornato in modo sempre più convincente, l’allattamento al seno.

Questo era stato superato drasticamente negli anni ’70-’80, dal latte artificiale.

Il ”boom economico” aveva fatto crescere la convinzione che il latte formulato fosse la soluzione più equilibrata. Ma spesso si trattava più di una scelta per confermare uno status economico-sociale che di una reale conoscenza delle caratteristiche dei vari tipi di latte.

Agli inizi degli anni novanta, sia i pediatri che i nutrizionisti erano concordi nel consigliare l’allattamento al seno per i primi mesi del bambino.

Poi, l’inizio di uno svezzamento molto graduale e razionale intorno ai cinque mesi. L’inserimento dei cibi semi solidi prevedeva una sorta di calendario piuttosto preciso che partiva sempre dalla frutta. Si continuava con le farine a base di cereali privi di glutine: farina di riso, di mais e tapioca. Generalmente, dopo due o tre settimane, si introduceva il vasetto di carne. Il pesce non veniva inserito mai prima dell’anno d’età e la cioccolata mai prima dei due anni. Così come le fragole, i funghi e la frutta secca.

Pian piano si allontanava l’idea del latte artificiale, ma gli omogeneizzati industriali venivano largamente consigliati e considerati più sicuri. Sia dal punto di vista igienico che della digeribilità.

Molte di queste convinzioni esistono ancora oggi. Alcune hanno un loro valore che si conserva intatto, mentre altre sono state via via superate.

Qual è il modo più corretto per nutrire un bambino nella società di oggi?

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Partendo da quanto consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il primo passo importante è ”l’allattamento al seno protratto per almeno sei mesi e comunque finchè mamma e bambino lo desiderano”. 

Su questo mi permetto di aggiungere il mio pensiero. Partendo da una domanda: quanto dovrebbe durare l’allattamento al seno per essere considerato ”il tempo giusto”?

La risposta è molto personale. Ogni madre dovrebbe poter decidere quel tempo, senza alcuna pressione familiare o sociale. Solo così, sentendo il proprio reale desiderio di allattare, insieme al bisogno del proprio bambino di essere allattato e contenuto, si può ritenere giusto un mese come tre o quattro anni.

Così come, si può ritenere giusto per sè, anche in quest’epoca di ritorno all’allattamento al seno, di non allattare il proprio bambino, senza che questo scalfisca la propria idea d’essere una buona madre.

Dal punto di vista nutrizionale, il latte materno è l’ideale. E questo è importante saperlo. In esso sono contenute le giuste quantità di tutti i nutrienti: grassi, proteine e carboidrati, in equilibrio tra loro. Equilibrio che cambia col passare del tempo. Il latte materno è in grado di adeguarsi perfettamente all’età del bambino. E questo è prodigioso e naturale, al tempo stesso!

Inoltre, nel latte materno si trovano le vitamine, i sali minerali e gli anticorpi necessari.

Ma insieme a tutto questo, l’allattamento al seno rappresenta un momento importante per la crescita emotiva del bambino.

E dopo l’allattamento, lo svezzamento: ecco come procedere

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Per quanto riguarda il passaggio all’alimentazione solida si parla, sempre più spesso, di ”auto-svezzamento” o ”svezzamento libero”. Personalmente, credo che questo nuovo approccio con l’alimentazione pediatrica dipenda dalla necessità, cui accennavo prima, di tornare ad un modo naturale. E lo approvo.

Io credo che ogni genitore sia in grado di stabilire, con una certa accuratezza, il modo migliore di far mangiare il proprio bambino. Oggi, la facilità di informazione permette di conoscere i rischi legati ad una alimentazione scorretta.  Se è ricca di grassi o di zuccheri. Quanta importanza abbiano la frutta, le verdure, l’acqua e il movimento. Quindi proporre i vari cibi al proprio bambino, gradatamente, ma spontaneamente, richiede soltanto serenità, buon senso e la possibilità di fare domande, in caso di dubbi, a professionisti del campo (pediatra, nutrizionista) verso cui si ripone la propria fiducia.

Una cosa che sconsiglio è di svezzare il bambino prima dei sei mesi. Meglio aspettare qualche settimana e trovare l’apparato digerente più maturo.

Consigli pratici

Sarà bene limitare gli alimenti troppo dolci o troppo salati. Evitare le bevande gassate. E la cioccolata non prima dei due anni di età. Vanno evitati inoltre gli ”assaggi” di caffè e di bevande alcoliche di ogni tipo.

La distribuzione ottimale dei pasti, anche nel caso dei bambini, è quella adottata per gli adulti: cinque pasti giornalieri con particolare attenzione alla prima colazione, spesso trascurata, soprattutto in età scolare.

Per il resto, è un bene lasciare che il bambino esplori e provi a gustare quello che vede mangiare a tavola, al resto della famiglia. Questo comportamento è da incoraggiare e stimolare. Grazie a questa condivisione, imparerà a mangiare in modo più vario e allegro.

Inoltre, l’assenza di divieti tassativi a tavola lo aiuterà ad avere un rapporto sereno con il cibo, anche da adulto.

Essenziale che i genitori si trovino concordi rispetto alla linea da adottare. Solo in questo modo l’alimentazione del proprio bambino sarà davvero la migliore possibile.

Maria Sutera

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Autore dell'articolo: Dottoressa Maria Sutera

Dottoressa Maria Sutera
Sono una dietista e lavoro a Palermo. La mia professione abbraccia molti campi: prescrivo dietoterapie personalizzate per soggetti adulti o in età pediatrica, in sovrappeso o obesi e per pazienti con patologie come il diabete mellito 2, l'ipertensione arteriosa, le dislipidemie e disturbi del tratto digerente (gastrite, sindrome del colon irritabile). Mi occupo inoltre di DCA, disturbi del comportamento alimentare dove la dietoterapia diventa un alleato necessario della psicoterapia e a di 'educazione alimentare' per i bambini e per gli adolescenti, singolarmente o in gruppo. Ricevo per app.to Via Quintino Sella, 62 - Palermo Via Principe di Paternò, 35 - Palermo Tel. 331.4889004

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