arte di vivere

L’arte di vivere nell’epoca della riproducibilità del packaging

L’affaire “agrumi sbucciati” e la sua incessante riproposizione sui social network. Da cosa partire per lavorare sulla ricerca di senso.

di Francesca Guercio

Sono passati poco più di tre anni da quando una catena americana di supermercati ha messo in vendita agrumi privi di buccia in vaschette di plastica.

E altrettanti da quando il prodotto è stato ritirato dal mercato, pochi giorni dopo!

L’idea degli addetti al marketing era oggettivamente abominevole. Che qualcuno possa pensare di sostituire materiali polimerici difficilmente smaltibili agli imballaggi igienici e biodegradabili previsti da madre natura suscita sconcerto. E dallo sconcerto è sempre bene partire per indagini sul senso. Che restituiscano chiarezza alla confusione della superficialità di un quotidiano frenetico e consistenza logica all’agire obbligato che talora ne consegue.

Così, la signora Nathalie Gordon – una cliente qualunque –ha scattato una foto all’artificio consumistico e l’ha pubblicata insieme a un tweet spiritoso ma di sicura condanna. Il messaggio è diventato virale e l’articolo è stato prontamente ritirato dal mercato, con tante scuse da parte dell’azienda.

Arte di vivere e modernità

Arte Di VivereNon altrettanto è stato fatto con l’immagine. Che continua la sua traversata dei social, col debito apparato di denuncia e senza alcun cenno al fatto che il prodotto è ormai fuori commercio.

Le prospettive dalle quali osservare il caso si moltiplicano.

Non si tratta più, infatti, soltanto, di entrare in relazione con l’evento “packaging degli agrumi” – già in sé, peraltro, complesso per genesi, implicazioni e ricadute.

La modernità contemporaea, con il suo portato inarrestabile di divulgazioni e replicabilità, chiama in ballo questioni irresolubili legate al packaging delle informazioni. Questioni frettolosamente rubricabili sotto la voce post-verità; degna di più accurate e significative esplorazioni

Il proteiforme intreccio della realtà consente ampia scelta di fili da tirare per dare avvio ad analisi e approfondimenti del nostro rapporto con l’esistenza. Sempre calata in un qui e ora di possibilità, all’interno delle quali esercitare e arricchire il nostro corredo da dispiegare per l’arte di vivere.

Essere “nella” vita: condizione del pensiero

Quell’arte di vivere che può alleggerirne la fatica! E che molto ha a che fare con la relazione di ciascuno con la libertà.

Sappiamo fin troppo bene, perché da tante parti viene ripetuto, quanto conti distinguere tra libertà da, libertà di e libertà per. Operare tale distinzione, tuttavia, non è semplice e scontato. L’atto di prendere in mano la propria esistenza non è mai realizzabile in sé ma soltanto nella congerie di contingenze che ci destinano alla scelta.

Nessuna scoperta scientifica rivoluzionaria, nessuna panacea per le malattie del mondo salveranno le nostre vite al nostro posto. Così come nessuna confezione dozzinale di informazioni o merci potrà dannarla senza il nostro consenso.

Di volta in volta, si tratta di considerare e riconsiderare. Considerarci e riconsiderarci. Nel tempo e tra le cose. Senza giudizio e pregiudizi nella rinnovantesi modernità.

Poiché essere “nella vita” è condizione per elaborare pensiero.

Ricercare i nessi tra le cose per non dissolvere il senso

L’esercizio di abitare il proprio tempo con intelligenza può rivelarsi strumento di elevazione spirituale. Ciò che non sottrae valore alle scelte di vita che contemplino l’allontanamento dal mondo:Arte Di Vivere sciogliere ogni vincolo è una forma di libertà ma non l’unica praticabile. La libertà esperita nella dialettica trova nell’addestramento all’interpretazione delle cose la propria strada verso l’etica. Un’etica che comprenda tanto il rapporto che abbiamo con il mondo quanto quello che abbiamo con noi stessi

Il filosofo Wilhelm Schmid suggerisce l’idea della modernità – di ogni modernità! – come di un’«epoca filosofica». Giacché «la modernità interviene sul senso e sui nessi tramandati dalla tradizione e li problematizza».

E la pratica ermeneutica, quel continuo mettersi alla ricerca del senso, analizzando i nessi, è una forma privilegiata di arte di vivere che ben si attaglia all’epoca presente.

L’arte di vivere, in questa forma, non è mai un’acquisizione bensì un percorso elastico, antidogmatico e “sacro” di ricerca di relazione.

Quando l’essenziale è visibile agli occhi

Tra i (rari) obiettori al ritiro dal commercio degli agrumi sbucciati qualcuno ne aveva evidenziato l’utilità per disabili in grado di aprire una scatola ma non di mondare un’arancia.

La quotidianità ha tante abissali verità quante sono le abissali ragioni che la interrogano. Ancora una volta: l’individuo è tale non in quanto capace di scampare l’abisso ma perché messo in condizioni di riflettere e scegliere. Anche nella vertigine che ne deriva, per dirla con le parole del soldato Woyzeck nel capolavoro di Georg Büchner. E non darci mai per univoci significa pure ammettere l’abissale complessità dell’esterno.

Perfino il semplice affaire degli agrumi venduti in confezioni di plastica e le implicazioni della sua incessante riproposizione sui social network, quindi, possono divenire occasioni per mettersi a scavare nella ricerca di senso.

La modernità intesa in quanto epoca filosofica non può che suscitare ancora e di nuovo ancora la domanda su ciò che è essenziale.


Autore dell'articolo: Dott.ssa Francesca Guercio

Dott.ssa Francesca Guercio
Francesca Guercio è Consulente Filosofica, Counselor Esistenziale e Formatrice in Pratiche Teatrali. Docente di materie letterarie, è stata contrattista presto le università “Tor Vergata” e “Lumsa” e come attrice e regista collabora stabilmente con l’associazione “Figli di Hamm”. Accompagna gli ospiti desiderosi di compiere un percorso di conoscenza, ricerca di senso e trasformazione personale orientata all’arte di ben vivere in incontri individuali, di coppia e di gruppo. I primi prevedono uno scambio basato sul colloquio, i secondi possono comprendere sia la mera riflessione verbale (è il caso, per esempio, dei caffè filosofici, delle sessioni di meditazione sui testi ed esperienze di lettura contemplativa, degli incontri con la formula del “dialogo socratico”) sia semplici esercizi di consapevolezza corporea, improvvisazione e creatività dedotti dalle metodologie teatrali. RICEVE a ROMA in via dei Quinzi, 37 (Metro A - Numidio Quadrato) presso l’Accademia Nazionale di Scienze Olistiche e ad ALBANO LAZIALE in prossimità della stazione ferroviaria Villetta sulla linea Roma Termini-Albano Laziale. CONTATTI: francesca@figlidihamm.org; 331-9429223; Linkedin: https://www.linkedin.com/in/francesca-guercio-49b017148/

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