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Il benessere e il nulla. Riflessione semiseria sul senso del dolore

Benessere e malessere. O mal essere e ben essere? Tra le sfide e le sfighe della vita, preferiamo le buone pratiche quotidiane alla salvezza prêt-à-porter.

«- Toh, chi si vede! Come va?

– Oh ciao. Non tanto bene, veramente. È un periodo piuttosto duro. Ho problemi al lavoro e anche con la mia compagna le cose non filano lisce per niente.

– Sai una cosa? bisognerebbe sempre accendere un cero alla sofferenza. Il dolore è un alleato, anzi il nostro maestro migliore.

– Arrivedeeerci!».

La funzione del dolore

Ogni volta che ripenso a questo dialoghetto còlto tra un caro amico e una – peraltro bravissima – psicoterapeuta, rido.

Mi succede di riferirlo all’interno dei gruppi che conduco per suscitare riflessioni intorno al tema delle condizioni che parrebbero poter aprire la strada al benessere, garantendo l’evoluzione di un individuo in termini di umanità, comprensione, forza, compassione, intelligenza… qualità, si direbbe, di un certo, ineccepibile pregio

Immancabilmente i partecipanti finiscono col convenire che avevano ragione entrambi.

La lettura più votata è che si cresce grazie al dolore solo a patto che sfoci, presto o tardi, in un’occasione di gioia: un travaglio protratto indefinitamente – a detta dei più – non può che incattivire; fare evolvere sì ma solo in senso peggiorativo.

Insomma, accendiamolo pure ’sto cero alla sofferenza, purché ci assicuri il miracolo del piacere!

Del resto, chi si sottoporrebbe a diete draconiane senza l’obiettivo di abbassare i valori del colesterolo? Chi passerebbe ore a esercitarsi in palestra senza la promessa di conquistare un corpo tonico?

E vissero tutti saggi e infelici?

Le speranze riposte nelle regole del sacrificio sembrano essere le medesime per il corpo e lo spirito. E abbiamo a disposizione un retaggio ampio di perle di saggezza snocciolate da mistici, letterati, filosofi e – più in generale – uomini di cultura per trovare sostegno e coraggio nelle difficoltà, attingendo alla loro esperienza di fatiche coronate di splendori.

È vero, Friedrich Hegel nell’introduzione alle Lezioni sulla filosofia della storia non aveva dubbi nel sostenere, con piglio tutto teutonico, che

«la storia non è il terreno della felicità. I periodi di felicità sono in essa pagine vuote».

Nondimeno, di fronte alla meno burocratica e più delicata questione dell’infelicità nelle storie personali la conclusione perentoria del filosofo dello spirito solleva qualche compassionevole esitazione.

La disciplina della felicità

Nel corso di quella singolar tenzone che ciascuno di noi ingaggia con le sfide (e le sfighe) della quotidianità si palesa spesso lo scarto di tribolazioni tra una pur encomiabile disciplina di sé – fatta di meditazione, apertura accogliente alla sorte, indagine ordinata – e l’effettivo conseguimento del benessere sperato. Da sempre, di fronte a ciò, qualche illuminato più illuminato di altri s’azzarda a suggerire che una realizzazione di sé intrisa di verità e pienezza esistenziali coinciderebbe non nell’ottenere ciò che si desidera bensì nel desiderare ciò che si ha. Le testimonianze in merito sono molteplici e variamente declinate: dal commediografo latino Publio Terenzio Afro, citato per questo da Sant’Agostino, a Oscar Wilde; da Erasmo da Rotterdam a Osho; fino ad approdare al genio aforistico di Kafka che sentenzia:

«In teoria vi è una perfetta possibilità di felicità: credere all’indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo».

Ragione e virtù: una strada verso il benessere

Di certo, l’inesorabile imponderabilità dei destini personali non lesina agli uomini occasioni per lasciare traccia di folgoranti esempi di fortezza; tuttavia ciò che davvero conferisce dignità a un’esistenza non è l’atto eroico imposto dal caso bensì la scelta deliberata e ripetuta di buone pratiche. Solo la consuetudine all’indagine interiore silenziosa e schietta che emancipi l’istinto alla felicità nella direzione di un benessere continuamente interrogato, ricontrattato, conquistato assicura la ragione all’etica. Così, forse, l’insegnamento più disarmante circa il senso della felicità ci arriva dai filosofi che hanno apparigliato senz’altro ragione, felicità e virtù.

«Non vi può essere vita felice senza che essa sia saggia e bella e giusta, né saggia bella e giusta senza che sia felice. Le virtù sono infatti connaturate alla vita felice, e questa è inseparabile da esse»

scriveva Epicuro nell’Epistola a Meneceo.

Una vita che tenda a chiarire a se stessa questa connessione, è davvero all’insegna del Benessere.

Salviamoci dalla salvezza prêt-à-porter

Le alternative facili al logorio della modernità, le risposte preconfezionate di chi in cambio di danaro offre slogan per allenare alla vita, la ricerca della salvezza personale che trova nei modelli prêt-à-porter di certa e(ste)tica new age i santini cui conformarsi e tutta la paccottiglia dei rituali di gruppo sono il nulla.

Che i cultori di Sartre mi perdonino il gioco di parole.
E grazie a Claudio. L’amico del dialoghetto iniziale.


Autore dell'articolo: Dott.ssa Francesca Guercio

Dott.ssa Francesca Guercio
Francesca Guercio è Consulente Filosofica, Counselor Esistenziale e Formatrice in Pratiche Teatrali. Docente di materie letterarie, è stata contrattista presto le università “Tor Vergata” e “Lumsa” e come attrice e regista collabora stabilmente con l’associazione “Figli di Hamm”. Accompagna gli ospiti desiderosi di compiere un percorso di conoscenza, ricerca di senso e trasformazione personale orientata all’arte di ben vivere in incontri individuali, di coppia e di gruppo. I primi prevedono uno scambio basato sul colloquio, i secondi possono comprendere sia la mera riflessione verbale (è il caso, per esempio, dei caffè filosofici, delle sessioni di meditazione sui testi ed esperienze di lettura contemplativa, degli incontri con la formula del “dialogo socratico”) sia semplici esercizi di consapevolezza corporea, improvvisazione e creatività dedotti dalle metodologie teatrali. RICEVE a ROMA in via dei Quinzi, 37 (Metro A - Numidio Quadrato) presso l’Accademia Nazionale di Scienze Olistiche e ad ALBANO LAZIALE in prossimità della stazione ferroviaria Villetta sulla linea Roma Termini-Albano Laziale. CONTATTI: francesca@figlidihamm.org; 331-9429223; Linkedin: https://www.linkedin.com/in/francesca-guercio-49b017148/

1 thought on “Il benessere e il nulla. Riflessione semiseria sul senso del dolore

    Beatriz

    (10 aprile 2018 - 8:13)

    Sì, hegel ha ragione, sono vuote le pagine della felicita della storia ! Perché essa non fa notizia
    La storia dell”individuo è lastricata di bivi, burroni, e il continuo sublimare della morte! Quando la felicità è ora ! Quando nell”eden si mangio il frutto proibito e si pressè consapevolezza del bene e del male …allora nacque ila conflitto
    E dio disse se mangiate di questo frutti. .morire te!

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