dipendenza

Dipendenza sana o patologica?

Cosa significa oggi la parola dipendenza, nella sua accezione positiva, sana, non necessariamente negativa come la patologia

Cos’è la dipendenza? Questo è un termine oramai molto usato e spesso abusato che rischia di perdere il suo vero senso. Tutti dipendiamo necessariamente da qualcosa o qualcuno ma nell’uso quotidiano questa parola è spesso utilizzata come termine negativo. Certamente esistono delle Dipendenze problematiche o patologiche da sostanze o comportamentali come:

  • alcol o stupefacenti
  • gioco d’azzardo
  • internet
  • affettiva
  • shopping compulsivo..

La dipendenza patologica è una dipendenza assoluta basata sulla sfiducia, sul controllo e sul costaste bisogno dell’altro per “sentire di esistere”. Il rapporto con il partner non permette la crescita limitando le potenzialità. La rottura non è tollerata poiché l’assenza dell’altro riconduce al vuoto interiore, dando vita a reazioni patologiche. Di queste forme di dipendenza problematica o patologica parlerò meglio negli articoli seguenti.

La Dipendenza sana

E’ quella forma di relazione consapevole, appagante che pone le basi per un accrescimento delle proprie funzioni e potenzialità. Questa si verifica all’interno di rapporti in cui si sviluppa una fiducia che l’altro c’è e risponderà ai propri bisogni. L’individuo può divenire una persona indipendente solo grazie alla presenza di una iniziale sana dipendenza con la figura genitoriale.
La dipendenza sana consente lo sviluppo e la crescita della persona che, anche in età adulta, tenderà a riproporre lo stesso tipo di legame. L’eventuale rottura di una relazione è tollerata e non da vita a reazioni patologiche (depressione, ansia, angoscia, altri comportamenti di dipendenza).

La primaria relazione di dipendenza

Quello che spesso dimentichiamo è che come esseri viventi noi tutti nasciamo dipendenti. Un neonato nasce completamente dipendente dai genitori. Senza del cibo, un riparo, dei vestiti, e speriamo tanto amore, un bambino non cresce, o non cresce sano. Questa iniziale forma di relazione  permetterà al bambino di crescere e sentirsi sempre più autonomo e indipendente, ma per farlo prima ha bisogno di sperimentarsi all’interno di una relazione dove un altro significativo si prende cura di lui.

L’intersoggettività

La natura ha programmato il nostro cervello e la nostra mente in modo da poter intuire immediatamente le possibili intenzioni degli altri grazie all’osservazione.

Daniel Stern nel suo interessantissimo libro”il momento presente” ci apre la mente verso un nuovo concetto molto importante: l’intersoggettività.

“il nostro sistema nervoso è costruito per agganciarsi a quello degli altri esseri umani, in modo che possiamo fare esperienza degli altri come se ci trovassimo nella loro stessa pelle. Disponiamo di una sorta di canale affettivo diretto con i nostri simili, che ci consente di entrare in risonanza con loro. La nostra vita mentale è frutto di una co-creazione, di un dialogo continuo con le menti degli altri, che io chiamo Matrice Intersoggettiva.

Pensate a quanto può essere importante dunque per un bambino sperimentare delle buone relazioni intersoggettive che permettano di sviluppare la capacità di diventare indipendenti. Per farlo prima bisogna sentire di appartenere, di esistere nella mente dell’altro, in modo da poter sentire che “io sento che tu senti che io sento”

La relazione in un processo di psicoterapia

Pensate ora ad un altro contesto in cui la qualità della relazione che si instaura è essa stessa parte integrante della “cura”. Il contesto di una psicoterapia, che nasce con una richiesta di aiuto di un individuo (coppia o famiglia) ad un altro con la richiesta di esaudire un bisogno. Quello che avviene, o dovrebbe avvenire, in un contesto del genere è il poter vivere una relazione improntata su una dipendenza sana che funga da trampolino per  riprendere su di se la propria responsabilità in modo autonomo e autentico.

Dott.ssa Giulia di Rienzo, psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale.


Autore dell'articolo: Dottoressa Giulia di Rienzo

Psicologa e Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale, iscritta all’ordine degli Psicologi del Lazio in data 02/04/2007 N° 14756 e degli Psicoterapeuti dal 2013. Libera Professionista, riceve in zona Re di Roma e Baldo degli Ubaldi (metro A) Psicoterapeuta dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia nel Servizio di consulenza clinica per i lutti e le perdite familiari, e nel Servizio rivolto alle coppie che si affidano al percorso di Procreazione Medicalmente Assistita. Tutor e Relatore all’interno della scuola di specializzazione. Psicoterapeuta della Fondazione Silvano Andolfi, nel servizio clinico rivolto agli immigrati.

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