Famiglia

Feste in Famiglia: croce e delizia

Siamo pronti ad affrontare le festività Natalizie in famiglia oppure siamo riusciti felicemente a svincolarci dalle solite tradizioni?


Stanno arrivando le festività Natalizie, siamo tutti pronti a passarle in Famiglia? Questo è un periodo spesso molto complesso per le famiglie che si ritrovano incastrate in una serie di vincoli.  Quanti si sentono liberi di non passarle con la famiglia d’origine? Anche se questo comporta una serie di fatiche e di stress notevoli? Quante volte vi dite “l’anno prossimo faccio un viaggio e mi evito tutto questo?”

In questo periodo tutti i confini saltano, tutti quelli a volte costruiti con fatica. Confini aiutati magari dalla distanza fisica e si affronta un “tutti insieme”  in famiglia che spesso è emotivamente, oltre che fisicamente, complesso da gestire.

Adulti,che hanno formato una famiglia,  si ritrovano catapultati in una dimensione in cui si torna fortemente figli, con tutto quello che questo comporta.

Ci si ritrova incastrati tra un accudimento verso il “piano di sopra” generazionale, quindi i genitori, e quello del “piano di sotto”, quindi i figli, senza molto spazio per potersi sentire persone che hanno i loro desideri e bisogni.

Le festività, anziché essere un momento di serenità e di condivisione, si trasformano. Diventano  una serie di incastri, di viaggi, si spostamenti, il 24 si sta con una famiglia, il 25 con l’altra, nel tentativo, a volte un po folle, di non fare torti a nessuno.

In italia c’è una fortissima tradizione su questo periodo dell’anno che si trasforma in un dovere di stare tutti insieme e questo sicuramente non aiuta la possibilità di scegliere liberamente come affrontare questo periodo dell’anno, di scegliere ad esempio anche l’alternativa di stare soli.

Il ritorno a casa è un momento pieno di ansie, di fantasie, di aspettative, di desideri di riprendersi parti che sono mancate, o di essere il territorio in cui finalmente acquisire una visibilità che spesso è mancata da piccoli.

Tutto questo, unito al fatto che spesso è un momento dove anche le perdite familiari si sentono in maniera molto forte, proprio perché c’è un sottofondo di “stare tutti insieme” che fa sentire enormemente la mancanza di cari che non ci sono più, fa si che anziché vacanze, le festività diventino fonte di stress, melanconia, tristezza, e momenti di grande conflittualità.

Momento terapeutico speciale

Nella mia pratica clinica, all’interno del mio studio di psicoterapia,ho imparato a dedicare un momento di lavoro speciale, nel contesto terapeutico, a tutti questi vissuti.  Sentimenti e vissuti  prepotenti che intervengono, a volte anche interrompendo, un lavoro su se stessi, mirato al proprio benessere.

Questo accade perché diventa difficile focalizzarsi su cosa significa essere se stessi in mezzo agli altri, in particolare ad altri cosi “potenti” come i familiari.

Come riuscire a restare individui integri in mezzo alle forte richieste che provengono dall’esterno? Ci si può permettere di scegliere o siamo costretti ad assecondare il flusso degli eventi che pensiamo siano inevitabili?

Penso che il nostro compito, rispetto noi stessi, sia quello di non smettere di chiederci cosa desideriamo, cosa ci spinge nel fare le cose, quanto siamo in grado di saper dire di no. Il saper dire di no, è un argomento che avrò modo di trattare, vista la sua importanza, in un altro articolo.

L’obiettivo è quello di poter stare insieme senza perdersi. Mantenere uno sguardo che guarda verso l’esterno e uno che guarda verso di noi, in un dialogo continuo tra risorse e limiti.

 


Autore dell'articolo: Dottoressa Giulia di Rienzo

Psicologa e Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale, iscritta all’ordine degli Psicologi del Lazio in data 02/04/2007 N° 14756 e degli Psicoterapeuti dal 2013. Libera Professionista, riceve in zona Re di Roma e Baldo degli Ubaldi (metro A) Psicoterapeuta dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia nel Servizio di consulenza clinica per i lutti e le perdite familiari, e nel Servizio rivolto alle coppie che si affidano al percorso di Procreazione Medicalmente Assistita. Tutor e Relatore all’interno della scuola di specializzazione. Psicoterapeuta della Fondazione Silvano Andolfi, nel servizio clinico rivolto agli immigrati.

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