giocare d'azzardo

Giocare d’azzardo tra “normalità” e la patologia

Il Gioco d’azzardo, argomento molto affascinante, che in qualche modo riguarda tutti. Chi non ha mai giocato d’azzardo, anche solo durante le festività?

Il mio articolo di oggi sul gioco d’azzardo si riallaccia al precedente in cui parlavo della differenza tra la dipendenza sana e quella patologica. L’argomento che ho scelto di trattare mi sta molto a cuore, sarà diviso in vari articoli. Anni fa decisi che la mia tesi di laurea sarebbe stata su questo. Andai a fare volontariato prima e tirocinio poi, in una società che si occupava di dipendenze comportamentali, la S.I.I.Pa.C. L’esperienza fatta li, gli studi condotti, fino alla mia tesi sperimentale, mi aprirono gli occhi su un fenomeno che stava già allora (2004/2005) diventando dilagante.

Cos’è il Gioco d’azzardo?

Giocare d’azzardo è una pratica estremamente diffusa, tollerata e anche socialmente incentivata. La maggior parte delle persone partecipa a forme di gioco d’azzardo. E’ esperienza o consuetudine di molti acquistare un biglietto del gratta e vinci, della lotteria, giocare al lotto o scommettere su una competizione sportiva. E’ un comportamento che offre la possibilità di sperare, con poca spesa e poca fatica, di poter cambiare la propria vita o realizzare un sogno, di sfidare la sorte, di provare emozioni.

In Italia

Il mercato del gioco in Italia ha evidenziato una costante progressione delle spese, grazie all’ampliamento dell’offerta e a nuove modalità di gioco, come quello online. Negli ultimi anni c’è stato un notevole aumento dell’attenzione al fenomeno del gioco d’azzardo. Sono sempre maggiori i casi di evoluzione patologica dello stesso emersi nella pratica clinica. Oggi viene considerato tra le varie forme di dipendenza comportamentale, non legate cioè all’uso di sostanze psicotrope. La possibilità di inquadrare in modo scientifico il gioco patologico è sostenuto dal DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders).  In Italia gli scommettitori sono circa il 70/80 % della popolazione adulta.

Il gioco d’azzardo, dall’antichità ad oggi

Il gioco d’azzardo affonda le sue radici nell’antichità, già a partire dal 4000 a.C. ne troviamo notizia: pare che i primi giocatori d’azzardo fossero gli egizi, i quali per predire il futuro utilizzavano quello che oggi è il gioco dei dadi. La stessa parola azzardo  deriva dall’arabo az-zahr, un antico gioco di dadi in cui il punteggio massimo è 6-6-6. Croce e Zerbetto, nel loro libro”il gioco e l’azzardo” notano che questo numero, conosciuto come il numero del diavolo, è anche la somma di tutti i numeri della roulette. Gli autori accostano questa simbologia al fatto che il gioco d’azzardo possa anche diventare una dannazione grazie alla sua componente di “sete di rischio”.  In Cina, India e Giappone sono stati ritrovati manoscritti che raccontano di forti scommesse al gioco dei dadi o alla corsa dei carri.

Le caratteristiche del gioco

Sono giochi d’azzardo tutti quei giochi il cui risultato finale è determinato prevalentemente dal caso. Le scommesse, le lotterie, le slot. Tutte queste forme di gioco costituiscono una fiorente industria, sia in Europa che negli Stati Uniti. Negli anni l’atteggiamento nei confronti del gioco è cambiato più volte, passando dal permissivismo al proibizionismo.

azzardo

Oggi a seguito della liberalizzazione del gioco d’azzardo la dipendenza è aumentata tanto da avere il primato, superando persino le dipendenze da sostanze. Questo fenomeno può assumere un carattere “compulsivo” e distruttivo, con la conseguente rovina di molte famiglie.

Come afferma il prof. Guerreschi, “Questo tipo di giochi trovano terreno fertile sulle personalità più fragili fornendo loro una sorta di fuga dalla realtà insoddisfacente, noiosa e anonima, all’interno di un ambiente virtuale, nel quale essi si rifugiano

Dott.ssa Giulia di Rienzo, Psicologa e Psicoterapeuta sistemico-relazionale.


Autore dell'articolo: Dottoressa Giulia di Rienzo

Psicologa e Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale, iscritta all’ordine degli Psicologi del Lazio in data 02/04/2007 N° 14756 e degli Psicoterapeuti dal 2013. Libera Professionista, riceve in zona Re di Roma e Baldo degli Ubaldi (metro A) Psicoterapeuta dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia nel Servizio di consulenza clinica per i lutti e le perdite familiari, e nel Servizio rivolto alle coppie che si affidano al percorso di Procreazione Medicalmente Assistita. Tutor e Relatore all’interno della scuola di specializzazione. Psicoterapeuta della Fondazione Silvano Andolfi, nel servizio clinico rivolto agli immigrati.

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