i paradigmi

I paradigmi (o convinzioni) limitanti possono impedirti di raggiungere i tuoi obiettivi

I paradigmi (o convinzioni) limitanti possono impedirti di raggiungere i tuoi obiettivi. Vediamo insieme come riconoscerli e liberarcene.

Per capire meglio cosa sono i paradigmi limitanti possiamo pensare a un criceto che cammina nella ruota.

Come la ruota non permette al criceto di spostarsi, così un paradigma può impedirci di avanzare verso ciò che intendiamo raggiungere.

Hai l’impressione di restare fermo al punto di partenza nonostante i tuoi sforzi per raggiungere un obiettivo?

Probabilmente ti trovi inconsapevolmente sotto l’effetto di un paradigma disfunzionale, cioè di una convinzione che limita il tuo potere personale.

I paradigmi nella nostra vita

Un paradigma personale è una convinzione, un’opinione, un modo di concepire qualunque aspetto della nostra vita.

Possiamo avere dei paradigmi sui rapporti di coppia, sul lavoro, sulla famiglia e così via.

Un paradigma, ad esempio, potrebbe portarci ad essere convinti che sia impossibile guadagnare da un’attività che ci piace svolgere o che l’unico modo per superare un esame sia quello di chiuderci dentro casa a studiare, senza alcuna distrazione.

Queste convinzioni condizionano i nostri comportamenti, indirizzando le nostre scelte e azioni.

Se il paradigma di uno studente è quello di pensare di poter superare un esame solo evitando  qualunque distrazione, questa convinzione orienterà le sue azioni.

Il fatto di non uscire mai di casa, probabilmente, lo farà arrivare alla data dell’esame stressato, penalizzando le sue prestazioni.

Dove nascono i paradigmi

A volte sono le esperienze personali e l’interpretazione che ne forniamo a far consolidare una convinzione paradigmatica.

Nella maggioranza dei casi si tratta invece di opinioni che abbiamo “assorbito” della società, dalla famiglia, da un partner ecc.

Se un genitore ti ha sempre ripetuto che con una passione non ci si guadagna da vivere,  probabilmente avrai interiorizzato questo paradigma.

Da adulto è probabile che tu abbia scelto un lavoro che trovi noioso e che questo ti renda costantemente insoddisfatto.

Un paradigma può allontanarci da ciò che ci rende felici

Non tutte le convinzioni naturalmente portano a risultati negativi.

Alcuni paradigmi orientano i nostri comportamenti verso il nostro bene.

Altri paradigmi, invece, possono dimostrarsi inadeguati al raggiungimento dei nostri obiettivi, generando in noi del malessere.

Questi ultimi possono farci ripetere all’infinito un comportamento nonostante questo ci allontani da ciò che ci fa stare bene.

“Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettare risultati diversi”.

Albert Einstein

Perché allora continuiamo a pensare e a comportarci sempre allo stesso modo?

Il problema è che spesso non ci rendiamo neanche conto di avere una convinzione che ci porta a fare sempre gli stessi errori.

I paradigmi, poi, possono limitarci impedendoci di esprimere le nostre potenzialità.

Quando una nostra potenzialità è repressa, questo genera inevitabilmente in noi un senso di malessere.

In altri casi, invece, un paradigma valido in un momento della nostra vita, è stato poi superato dal cambiamento delle circostanze.

Un esempio può essere quello di una madre che tratta ancora il proprio figlio ormai ventenne come un bambino da proteggere.

È evidente che questo paradigma ormai superato creerà degli squilibri nella relazione madre – figlio.

Abbandonare un paradigma limitante in 3 step

Senti che è arrivato il momento di liberarti dei condizionamenti che ti allontanano da ciò che ti rende felice?

Abbandonare un paradigma e sostituirlo con uno più in linea con i tuoi obiettivi è possibile.

Occorre che alleni la tua consapevolezza e realizzi che il potere di cambiare la situazione che vivi è nelle tue mani.

Per aumentare il tuo livello di consapevolezza, prova a rivolgere a te stesso alcune domande:

Il mio malessere dipende direttamente o indirettamente da un mio comportamento?

Se percepisci del malessere in un ambito della tua vita, prova a domandarti se un tuo comportamento lo sta generando o alimentando.

Il primo step è quello di riconoscere che alla base di una sofferenza c’è un determinato comportamento che tendi a ripetere.

Questo riconoscimento implica il fatto di accettare di avere parte della responsabilità rispetto alla situazione attuale.

Facciamo l’esempio di una donna convinta che sia meglio rinunciare ad avere una relazione piuttosto che rischiare di soffrire per amore.

Questa donna, lavorando su se stessa, potrebbe realizzare che il suo malessere dipende proprio dal fatto di evitare le relazioni d’amore.

In altre parole, potrebbe comprendere che il suo comportamento evitante rispetto alle storie, invece di proteggerla dalla sofferenza, la rende infelice.

Cosa mi spinge a comportarmi così?

Il secondo step consiste nel prendere coscienza della convinzione che è alla base di un determinato comportamento che ripeti.

La donna dell’esempio potrebbe rendersi conto che il suo comportamento è dovuto alla sua convinzione che sia meglio rinunciare ad una storia piuttosto che rischiare di soffrire.

Il riconoscimento non è così scontato in quanto i paradigmi non sono ben definiti nella nostra testa.

Si tratta più che altro di abbozzi di idee che lavorano a livello inconscio.

Vuoi davvero essere felice? Cambia paradigma!

Il terzo step implica la tua scelta di abbandonare il paradigma che ti allontana da ciò che ti rende felice.

E questo passo può avvenire con la sostituzione del paradigma con un altro più funzionale a perseguire i tuoi obiettivi.

La donna dell’esempio potrebbe abbandonare il paradigma realizzando che può essere felice solo se si assume il rischio di soffrire per amore.

Lavorando su se stessa potrebbe comprendere che il fatto di rinunciare a una sfera così importante della sua vita le sta arrecando sofferenza.

Questo cambio di paradigma permetterebbe alla donna di superare la paura ed esprimere la sua potenzialità di amare.

Inoltre, le darebbe la possibilità di vivere una storia d’amore che potrebbe costituire un’esperienza che arricchisce la sua vita.

Se vuoi uscire dall’ampasse e raggiungere i tuoi obiettivi, lavora su te stesso e cambia il paradigma che ti sta bloccando.

Un percorso di Coaching può sicuramente favorire l’aumento del livello di consapevolezza necessario a questo processo.

Si può fare!

Sibilla Ceccarelli.


Autore dell'articolo: Coach Sibilla Ceccarelli

Coach Sibilla Ceccarelli
Sibilla Ceccarelli è una Coach. Si è diplomata come Coach professionista presso la Scuola di Coaching Umanistico seguendo quella che è la sua vocazione: allenare le persone ad essere felici e soddisfatte di se stesse e della propria vita. Continua ad approfondire i suoi studi in materia di Coaching e di PNL e a specializzarsi in alcune aree di intervento quali il Corporate Coaching rivolto alle Aziende, seguendo corsi e seminari. Attualmente segue vari clienti con percorsi di Coaching individuali volti al raggiungimento di obiettivi nella sfera delle relazioni, della professione e del rapporto con se stessi. Offre anche percorsi di Coaching organizzativo in favore di aziende e studi professionali. È socia AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti) nonché Coach partner della Scuola di Coaching Umanistico di Luca Stanchieri. Riceve per appuntamento e su Skype. Per info e appuntamenti: sibillaceccarellicoach@gmail.com

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