mediocrazia

La Consulenza Filosofica e l’uomo nell’epoca dell’idiozia di massa

La filosofia e il suo valore sociale. Esercizio della ragione e dialogo esistenziale per rifondare singoli e comunità e vaccinare dall’idiozia di massa.

di Federico Levy

Che il trionfo dei social network abbia sancito la vittoria della comunicazione sul pensiero è dato evidente e talmente condiviso che qualunque osservazione sull’attualità non può esimersi dall’assumerlo come punto di partenza.

L’uomo medio contemporaneo vive intrappolato in un paradosso: mentre la struttura del corpo sociale si va facendo sempre più articolata, uno stillicidio di esperienze approssimative e salottiere lo sollecita a identificarsi con la superficialità.

È, questa contemporanea, un’epoca ossimorica; che moltiplica il tasso di complessità che gli esseri umani si trovano a dover gestire fuori e dentro di sé e – contemporaneamente – diffonde strumenti capaci di garantire vie di fuga verso la sconsideratezza.

Misuriamo la realtà: a chi voglia provare a difendersi dallo sbando non resta che mettersi al riparo dalla superficialità. Occorre divenire in grado di risalire controcorrente il fiume dell’attuale deriva sociale che ci vede tutti più o meno coinvolti e sottrarci all’ipnotizzazione di massa.

Sconnessioni di rete

Siamo facilmente propensi a riconoscere il fatto che la sfera politica è ormai completamente appiattita su logiche di marketing populistico che hanno rinsecchito le reali fondamenta della democrazia. Eppure il trionfo della “mediocrazia“, per utilizzare la celebre formula promossa dal filosofo canadese Alain Deneault, non ha risparmiato i costumi quotidiani delle persone.

Perennemente e orgogliosamente connessi al cloud, viviamo implacabilmente sconnessi da noi stessi. Per di più, senza che ciò abbia in alcun modo portato, almeno, un’illusione di prosperità, benessere, leggerezza! Al contrario, disagio e malessere – specialmente nelle grandi città – sono ormai emergenze innegabili.

Le giovani generazioni, da sempre specchio riflesso dello spirito dei tempi di una società, incarnano i tratti fondanti di questa passività deviante. Un grido di allarme viene quotidianamente espresso dagli educatori che con difficoltà crescente gestiscono giovani di anno in anno più ignoranti e incapaci di dialogare con se stessi e gli altri.

L’inganno della mediocrazia

Intere industrie e gruppi di interesse hanno promosso negli anni un certo lifestyle della mediocrità.

In molti vi si sono trovati di fatto implicati, e magari non perché personalmente convinti della sua giustezza ma perché ingannati dalle scariche di piacere subliminale a cui può sottoporci il linguaggio mass mediatico. Induzione subliminale dei bisogni, tecniche di persuasione linguistico-comunicative, ripetizione costante di enunciati generici, falsi, tendenziosi. E ancora: spettacolarizzazione; ipersemplificazione dei linguaggi e dei messaggi; promozione di modelli di esseri umani diseducativi e completamente disancorati da ogni relazione con l’etica e/o con la cultura.

Si tratta di un vero e proprio arsenale di pratiche che operano come poteri occulti di persuasione sulla nostra soggettività. Che la orienta, la influenza, finanche la plasma.

La nuova moda delle teorie del complotto è dannosa in quanto esprime l’ennesima modalità mediocre di fare analisi critica della società. Ma non solo. In realtà, a guardare le cose per quello che sono, il disastro si spiega sufficientemente da sé ed essa appare perciò perfino superflua. È sufficiente tenere in considerazione la ricaduta antropologica di pratiche sociali appetibili a livello finanziario ma eticamente deprecabili, sostenute da tecnologie potenti e dalla mancanza di consapevolezza critica dei fruitori. 

Un ossimoro ci seppellirà?

In più, la dimensione subliminale della mediocrazia si unisce alla promozione esplicita di una cultura del consumo e del successo fine a se stesso. Qualunque modalità di esistenza che promuova facoltà umane più elevate e una gestione responsabile della complessità del reale sembra accantonata senza scampo.

Questi elementi, che operano contemporaneamente sugli individui, creano di fatto dei “cortocircuiti” esistenziali. Gli esseri umani si scoprono vieppiù iperstimolati e, insieme, meno capaci di stare al mondo con presenza, coscienza e dignità. Chiusi in se stessi, si cercano – e forse si trovano – solo negli schermi con i quali sono in contatto in modo esclusivo.
Come in uno schermo, la soggettività mediocrizzata assiste alla propria vita quasi fosse uno spettacolo che lo riguarda in forma passiva.

La fabbrica dei nuovi idioti

I mass media timbrano il cartellino dell’industria del disagio esistenziale grazie ai lasciti lucrosi di una nuova economia dell’allarmismo promuovendo, così, un certo fatalismo. Intanto, la pratica quotidiana dello schermo induce una derealizzazione dell’esistenza personale e il modello binario “like/dislike” è introiettato e applicato tout-court alle vicende umane. La meccanica base, solo falsamente comunicativa, del social network più famoso del mondo è divenuta un modello di comportamento per regolare le relazioni sociali.

La maggioranza delle persone ha smesso di avere ogni contatto con la vera cultura. Quella delle parole scomode che mettono in discussione. Quella dei libri lunghi, difficili e gravidi di significato. Quella che, guarda caso, i parametri SEO penalizzano sui motori di ricerca premiando scritture elementari e selezioni linguistiche abusate. Quella allergica alle leggi implacabili del business e del marketing.

La cultura che sconcerta e che scompare perfino dai corsi universitari. Perché pure lì, lezioni e testi troppo difficili vengono evitati, si dice, per non “scoraggiare gli studenti”.

Ignorante è chi non sa di non sapere

Umberto Eco nel 2015 attribuiva ai social network la funzione di aver dato parola a una «legione di imbecilli».

 

La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità.

 

E sono in tanti. Che non leggono, non hanno proprietà di linguaggio, non sanno scrivere, non sanno confrontarsi con gli altri, non conoscono l’etica, il senso del limite e delle proporzioni, non sanno fare la raccolta differenziata, non sanno distinguere un soggetto dal predicato, non conoscono la storia, la scienza, la religione.

Tanti, intrappolati dalla densa e chiassosa coltre che costituisce il mondo della mediocrazia di massa, burbanzosi e convinti di sapere come gira il mondo. Mentre il sistema si perpetua grazie al contributo fedele e dovizioso dei nuovi idioti che il sistema stesso, replicandoli, costituisce.

Il XXI secolo che ci (a)spetta

Non è una questione di scelte di vita o pose del carattere, bensì di vivere all’altezza del XXI secolo.

Il secolo che non è solo quello dei Donald Trump che straparlano dagli scranni, dei selfie, dei gattini e delle foto al manicaretto appena sfornato, degli annunci sponsorizzati su Facebook, dei talk show, delle paure di massa e dei narcisismi di maniera. Bensì – e assai di più! – quello dell’Intelligenza Artificiale, dei grandi cambiamenti epocali, delle crisi ambientali, della proliferazione e dello scambio di linguaggi culturali, della nuova antropologia posthuman, dell’Internet of Everything. Il secolo della sfida esistenziale e spirituale a costruire, sempre più, esseri umani capaci di vivere gli uni con gli altri e di essere felici. Capaci di costruire arte e bellezza e di fondare la propria esistenza sull’abbraccio tra mente e cuore, in un mondo attraversato da innumerevoli cambiamenti.

Coltiviamo “pensieri meditanti”

Chi, dunque, può dirsi pronto per vivere il XXI secolo abitandone ogni domanda senza farsene inebetire?

Coloro che coltivano la riflessione ed esercitano liberamente il pensiero. Che non s’accontentano del pastone tecnologico gettato nel truogolo e dei libri di testo con cui vengono ormai cresciuti gli studenti: tra schemini e concetti omogeneizzati. Che pretendono, nella vita, sugli schermi, nelle scuole, la sfida del confronto e il lusso della conoscenza, delle esposizioni articolate, delle argomentazioni ben costruite. Delle parole sofisticate che allargano le vedute e il cuore.

Giacché, come sosteneva Heidegger fin dal secolo scorso:

Ciò che è veramente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non è affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo. Di gran lunga più inquietante è che non siamo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca.


Autore dell'articolo: Dott. Federico Levy

Dott. Federico Levy
Il Dott. Federico Levy è laureato in Scienze Politiche e Filosofia e lavora come libero professionista in qualità di Formatore, Consulente Filosofico e Counselor Esistenziale. Collabora con diversi professionisti e organizzazioni operanti nel settore del sociale e della cultura. Realizza corsi di formazione in diversi settori che interessano il benessere personale e la crescita professionale, legandoli anche agli ambiti del pensiero creativo, critico ed etico morale. Per consulenze individuali riceve a Roma e Albano Laziale. CONTATTI Studi: via dei Quinzi 37, roma (Metro A Numidio Quadrato); via Tangenziale 3/C, Albano Laziale Cellulare e email: 3338069378; federico.levy@tiscali.it Sito web: Federico Levy Consulente Filosofico (Facebook)

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