Lavoro e felicità possono coesistere

Lavoro e felicità possono coesistere

Lavoro e felicità possono coesistere. Vediamo in che modo il lavoro può favorire la tua autorealizzazione e consentirti di esprimere le tue potenzialità.

Partiamo dalla fotografia della situazione attuale che forniscono recenti statistiche. Secondo dati di luglio 2017 “Ben sette italiani su dieci si lamentano del proprio lavoro”.

Il 68% degli Italiani risulterebbe quindi insoddisfatto delle proprie condizioni lavorative e dell’ambiente nel quale in molti casi si trascorre la maggior parte della giornata. É evidente che il livello di insoddisfazione in ambito professionale ha raggiunto livelli record. Basta entrare in un bar e prestare per un attimo attenzione alle conversazioni degli avventori per realizzare che il lavoro è troppo spesso un tasto dolente per gli Italiani.

C’è chi si lamenta del fatto di non riuscire a trovare un lavoro, chi è insofferente per via dello stipendio troppo basso, del capo o dei colleghi poco empatici, della maleducazione dei clienti e così via.

Da cosa nasce questa insoddisfazione?

Probabilmente, la cosa più immediata e semplice da fare è trovare la causa al di fuori di noi e magari individuarla in qualcosa che non è nel nostro controllo. A tal fine, l’indiziata numero uno nonché capro espiatorio per eccellenza da ben dieci anni a questa parte rispetto a qualunque fenomeno economico-sociale negativo è sempre lei: la crisi.

Crisi economica e lavoro

È innegabile che la crisi economica sia la principale responsabile dell’abbassamento  del livello degli stipendi e della difficoltà sempre crescente nella ricerca di posti di lavoro.

Questi fenomeni hanno senza dubbio contribuito in modo significativo al peggioramento delle condizioni di lavoro nel nostro paese.

Ma è davvero tutta colpa della crisi?

Prendiamo per un attimo in considerazione le persone che, nonostante la crisi, non solo hanno un lavoro, ma hanno fatto carriera e portano a casa ottimi guadagni, benefits e così via. Queste persone si dicono tutte soddisfatte e felici del proprio lavoro?

Ti verranno sicuramente in mente esempi di persone che, pur non avendo motivi oggettivi per lamentarsi della loro situazione lavorativa, manifestano una certo malessere. Possiamo quindi dedurre che la felicità sul lavoro dipende non solo da fattori oggettivi, ma anche e soprattutto da elementi soggettivi.

Soldi e carriera non bastano più

Oggi soldi e carriera non sono più sufficienti per essere felici sul lavoro.

Le persone si sentono demotivate se con il proprio lavoro, oltre a soddisfare esigenze economiche, non riescono anche a soddisfare il proprio bisogno di autorealizzazione.

Potrà sembrare un’affermazione rivoluzionaria ma in realtà è piuttosto facile verificarla. Capita infatti quotidianamente di imbattersi in persone insoddisfatte nonostante il lavoro procuri loro ottimi guadagni.

Dunque, la soddisfazione dell’esigenza di riconoscimento economico e sociale è solo un punto di partenza per il benessere in ambito lavorativo.

La spinta all’autorealizzazione

“La tendenza all’autorealizzazione è una spinta alla libertà. La persona cerca di determinare quali sono i propri bisogni, esigenze, obiettivi, scopi, mete e passioni e cerca di coltivarli ed esprimerli dentro contesti concreti”.

Luca Stanchieri

La crisi del principio dell’autorità e del rispetto fondato sulla paura nonché i cambiamenti del contesto politico e sociale degli ultimi decenni hanno aperto la strada ad un’epoca nuova, caratterizzata dalla necessità/possibilità per l’individuo di autorealizzarsi in ogni ambito della propria vita.

Oggi dunque le persone attraverso il lavoro desiderano soddisfare la loro esigenza di autorealizzazione.

Inoltre, affinché un individuo si senta motivato, il suo lavoro deve incarnare il significato, senso e scopo della sua vita ed essere un mezzo per dare un contributo di valore alla società.

Come sentirti realizzato sul lavoro

Ci si sente realizzati quando nel proprio lavoro vengono soddisfatti i bisogni di:

  •  autonomia, cioè di avere un margine di libertà nello scegliere come svolgere le proprie mansioni;
  • competenza, cioè di sentirsi efficaci e di migliorare continuamente accrescendo il proprio bagaglio di conoscenze;
  •  relazione, cioè di sviluppare insieme ai colleghi il senso di appartenenza a un team che condivide gli stessi valori.

Se ti senti demotivato e frustrato, comincia a chiederti se con il tuo lavoro riesci effettivamente a soddisfare queste esigenze.

La leadership positiva

Gli studi condotti negli ultimi decenni hanno dimostrato che l’ambiente lavorativo può influenzare negativamente o positivamente la motivazione e il processo di autorealizzazione degli individui.

Quando in un’azienda o in uno studio professionale c’è tra i collaboratori un clima diffuso di malessere, può essere il risultato di una leadership c.d. negativa.

Il modello autoritario di leadership è ormai entrato in crisi in quanto non riesce a soddisfare l’esigenza di autorealizzazione individuale.

Fin dagli albori dell’esistenza del lavoro, le persone sono ricorse alla combinazione di minacce e ricompense per far sì che altri facessero ciò che volevano.

Tuttavia, come ha osservato John Whitmore, uno dei fondatori del metodo del Coaching, se in ambito lavorativo le persone vengono trattate “come muli” secondo il principio del bastone e della carota, avranno delle performance “da muli”. Faranno il minimo indispensabile per svolgere il loro lavoro e saranno demotivati.

Il leader di un’organizzazione produttiva può favorire l’autorealizzazione dei collaboratori mettendoli nelle condizioni di essere:

  • consapevoli dell’andamento aziendale;
  • coinvolti nei processi decisionali;
  • responsabili rispetto al raggiungimento degli obiettivi aziendali;
  • autonomi nella scelta del modo in cui svolgere il proprio lavoro in vista degli obiettivi.

Non ultimo, il leader deve favorire la crescita professionale dei collaboratori e far sì che siano in grado di migliorarsi costantemente.

Attraverso un percorso di Coaching che coinvolga il Leader e i Collaboratori, si può favorire lo sviluppo di un contesto di leadership positiva nelle aziende o negli studi professionali.

Come migliorare la tua situazione lavorativa

Non importa se hai un capo autoritario oppure positivo, se ti trovi bene o male con i colleghi, se fai il lavoro dei tuoi sogni oppure no.

In ogni momento puoi migliorare la tua situazione lavorativa presente individuando le tue potenzialità e trovando il modo di esprimerle nel tuo lavoro.

Le potenzialità hanno la caratteristica di renderti felice nel momento in cui vengono espresse. Se allenate, possono diventare dei poteri e, successivamente, veri e propri talenti messi al servizio dell’azienda.

Se ad esempio un Avvocato ha le potenzialità dell’amore per il sapere e della curiosità molto sviluppate, potrebbe metterle al servizio del proprio studio. Approfondendo alcuni aspetti della professione potrebbe infatti specializzarsi in uno specifico ramo dell’attività.

Se invece un collaboratore in un’azienda ha una spiccata creatività, potrebbe allenarla escogitando e sviluppando metodi sempre più efficaci per portare a termine gli obiettivi aziendali.

Il Coach può essere un valido aiuto per individuare e trovare il modo di allenare le potenzialità in ogni ambiente lavorativo.

Questo allenamento avrà l’effetto immediato di aumentare il tuo livello di benessere sul lavoro.

Dalla crisi all’opportunità

“Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto.  Non affogatevi nella pigrizia mentale. Guardatevi intorno!
Osate cambiare. Cercate nuove strade”.

Robin Williams – “professor John Keating” dal film “L’attimo fuggente”

Consideriamo ora l’altra faccia della medaglia della crisi. Oggi seguire strade che non sono in linea con la propria vocazione e le proprie passioni, oltre a non favorire la realizzazione personale, rischia di non garantire neppure una solidità economica.

In passato molte persone sceglievano di esercitare professioni che, pur non corrispondendo magari al lavoro dei loro sogni, procuravano loro una serie di riconoscimenti economici e sociali.

Fino a pochi anni fa, poi, il proverbiale “posto fisso” in un’azienda metteva effettivamente al riparo dalla precarietà in quanto i licenziamenti erano penalizzati da un punto di vista legale.

Nell’ultimo decennio, invece, abbiamo assistito alla:

  •  crisi delle professioni tradizionali. Fare mestieri come il commercialista, l’avvocato o il giornalista spesso comporta il rischio di precarietà e di guadagni bassi;
  •  riduzione generale del livello degli stipendi;
  • crollo del “mito del posto fisso” per via del cambio della legislazione sul licenziamento. Oggi per i datori di lavoro è molto più facile licenziare lavoratori assunti a tempo indeterminato.

Tutti questi fenomeni – che sono il prodotto della crisi – possono essere un’opportunità e una spinta in più per cercare situazioni lavorative che ti consentano di esprimere le tue potenzialità, senza fermarti alla “prima spiaggia”.

Intraprendere strade alternative

Potresti considerare di investire su un’idea innovativa di business seguendo un’intuizione o magari  intraprendere il percorso verso la professione che più si allinea alla tua vocazione.

Negli ultimi decenni, alcune persone hanno investito su idee di business che, partite come semplici start up, sono diventate aziende multimilionarie che offrono servizi che hanno cambiato il nostro stile di vita.

Basti pensare a Facebook, Groupon, Tripadvisor e molte altre.

Esistono anche esempi di persone che hanno seguito la propria vocazione trasformando un hobby in un lavoro e ottenendo addirittura incassi da record. Pensiamo a J. K. Rowling, ovvero la scrittrice di Harry Potter, che da mamma disoccupata che si dilettava a scrivere favole per sua figlia, si è trasformata in una scrittrice di fama mondiale.

Con un percorso di Coaching puoi prendere coscienza del valore unico del tuo lavoro. Da questo punto di partenza potrai sentirti finalmente realizzato nel tuo lavoro attuale oppure cercare situazioni lavorative che ti consentano di esprimere a pieno le tue potenzialità e la tua vocazione.

Essere felici sul lavoro … è possibile.

Sibilla Ceccarelli

sibillaceccarellicoach@gmail.com


Autore dell'articolo: Coach Sibilla Ceccarelli

Sibilla Ceccarelli è una Coach. Si è diplomata come Coach professionista presso la Scuola di Coaching Umanistico seguendo quella che è la sua vocazione: allenare le persone ad essere felici e soddisfatte di se stesse e della propria vita. Continua ad approfondire i suoi studi in materia di Coaching e di PNL e a specializzarsi in alcune aree di intervento quali il Corporate Coaching rivolto alle Aziende, seguendo corsi e seminari. Attualmente segue vari clienti con percorsi di Coaching individuali volti al raggiungimento di obiettivi nella sfera delle relazioni, della professione e del rapporto con se stessi. Offre anche percorsi di Coaching organizzativo in favore di aziende e studi professionali. È socia AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti) nonché Coach partner della Scuola di Coaching Umanistico di Luca Stanchieri. Riceve per appuntamento e su Skype. Per info e appuntamenti: sibillaceccarellicoach@gmail.com

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