Vacanze

Le vacanze intransigenti. Zittiamo i cicalecci ed esprimiamo noi stessi

Troviamo il coraggio di spegnere i cellulari. Assumiamoci la responsabilità di non leggere i giornali. Bandiamo la tv. Scarichiamo gli amici dei social. Per qualche giorno, almeno, facciamo il vuoto.

di Francesca Guercio

La settimana scorsa, davanti a un distributore di caffè, parlavo di meritate banalità da pausa lavorativa con la dottoressa Rosanna Provenzano.

Ci dicevamo, tra l’altro, del fenomeno, assai spesso condiviso dagli umani a queste latitudini, in base al quale proprio a ridosso delle vacanze il livello energetico sembra colare a picco. Fenomeno che ha un equivalente in tante circostanze in cui si è costretti a tirare la corda a lungo e per le quali la fine degli sforzi coincide con il crollo del vigore. «Meno male che da domani sono in ferie», ci diciamo. O anche: «Che ho dato l’esame, che ho finito il corso di specializzazione, che non devo più passare tutti i giorni due ore sui mezzi pubblici per andare al lavoro eccetera… Non avrei retto un giorno in più!».

Sappiamo benissimo che, fatte salve circostanze davvero anomale o morbose, avremmo retto ancora per il tempo necessario alla conclusione naturale e programmata dell’esperienza.

Pratica del tempo e filosofia quotidiana

Nel linguaggio quotidiano la dimensione del tempo perde qualunque oggettività misurabile secondo l’SI (il sistema internazionale di unità di misura) e diviene senza dubbio una «forma a priori della sensibilità», per dirla con il Kant dell’Estetica trascendentale.

«Perché non ci scrivi il prossimo articolo per la rubrica di “BenessereItalia360”?» ha suggerito Rosanna come fosse la cosa più ovvia del mondo.

Come fosse la cosa più ovvia del mondo ho risposto: «Buona idea». Cosa c’è, in effetti, di più ovvio di due persone che parlano di meritate banalità da pausa lavorativa e si interrogano sull’esperienza privata e filosoficamente pratica del tempo?

Tempo e spazio sono le condizioni concrete del nostro essere gettati nel mondo e da qualunque parte si affronti il problema della ricerca e conoscenza di sé si finisce per trattare di queste due categorie.

Tra argomentazioni e narrazioni, pensiero e corpo le abitano. Leggendole e interpretandole per la loro… qualità. Intrinseca e apparente.

Estate, andiamo. È tempo di vacare

Il tema della relazione individuale col tempo è perfino abusato né potrebbe, dunque, non esserlo. Trattarne tra le sollecitazioni evasive dell’estate non può che significare prendere in considerazione quel presunto vuoto evocato dal verbo latino vacare. Chissà se gli esseri umani sono mai stati davvero capaci di rimanere vacui, liberi, sgombri e senza occupazioni secondo quanto il dizionario etimologico ricorda pertenere al termine vacanza.

A voler considerare che la divertente Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni è del 1761 dovremmo riconoscere che le ossimoriche smanie connesse al riposo son cominciate presto. Nel giro di duecento anni il sistema capitalistico si è inventato una vera e propria industria delle vacanze. Da allora, un precipitare di assalti all’arma bianca da parte dei device tecnologici ha praticamente azzerato la nostra possibilità di “staccare la spina”. Perfino questa logora metafora linguistica non ha quasi senso, ormai. Dov’è più, infatti, la spina da staccare?

Disimpariamo il superfluo

Notizie, telefonate di lavoro e post social impediscono di ottenere il silenzio necessario al benessere. Distraggono, consumano energie, rimpinzano la vita di paccottiglia, di occupazioni inutili, talora di false informazioni e quindi di false credenze. Con le quali non troviamo il tempo di entrare in relazione dialettica per analizzarle in modo critico. E che si sedimentano nell’anima esercitando un cattivo influsso sul profilo della nostra condotta; tanto più se non ne siamo coscienti.

Paragono questa profluvie di sollecitazioni che ci sottraggono occasioni di intelligenza alla teoria sulle arti liberali espressa da Seneca nell’epistola 88 a Lucilio. VacanzeImpariamo un mucchio di cose e non sappiamo nulla. Siamo «incapaci di apprendere il necessario, perché abbiamo imparato il superfluo».

Ma entrare in relazione con noi stessi, lasciare affiorare le tante parti che ci compongono e da cui ci lasciamo comporre è tutt’altro che semplice.

È una pratica di attenzione che richiede costanza, sollecitudine e distese di solitudine e quiete.

Restare sgombri per la virtù

Per questo, garantirci il tempo vuoto del riposo sarebbe assai prezioso.

Il filosofo e drammaturgo stoico non ha dubbi nel rivolgersi all’amico Lucilio:

La saggezza è cosa grande e vasta; ha bisogno di uno spazio sgombro; si devono acquisire nozioni sull’umano e il divino, sul passato e il futuro, sull’effimero e l’eterno, sul tempo. […] Eliminiamo dal nostro animo le nozioni superflue perché questi problemi così numerosi e importanti possano trovare campo libero. La virtù non si va a rinchiudere in stretti confini; una cosa grande necessita di un ampio spazio. Bisogna scacciare tutto dal proprio petto e lasciarlo sgombro per la virtù.

Forse è perché non abbiamo abbastanza interstizi che ogni volta che un’occupazione qualunque arriva a compimento ci pare che la misura fosse colma. Eppure è proprio perché siamo perennemente abituati agli ingombri che, paradossalmente, reggiamo per forza d’inerzia il sovraffaticamento e il logorio.

Il silenzio come rivoluzione

Ricordate le tragiche avventure di Remo e Augusta Proietti  — al secolo Alberto Sordi e Anna Longhi — alle prese con la necropoli di Cerveteri, il cibo dietetico, le composizioni di Cage e la Biennale di Venezia? VacanzeI figli eruditi e snob avevano stabilito per i genitori, fruttivendoli illetterati, un fitto programma di “vacanze intelligenti” ricompensato da una spaghettata liberatoria

Ecco, riappropriamoci della libertà prima che sia troppo tardi. Quella libertà fatta di saggezza, fortezza, nobiltà cui si approda con l’esercizio quotidiano della cura. «La vita è troppo breve per spenderla in attività che non vanno al cuore di ciò che è umano» come, sulla scorta di Seneca, suggerisce la filosofa americana Martha Nussbaum.

Almeno in vacanza, diventiamo intransigenti!

Chiudiamo le porte al rumore consueto, alle chiacchiere banali, alla superficialità che consuma energia e dedichiamoci all’arte sublime di restare umani. Forse il gesto rivoluzionario più estremo che sia concesso alla nostra era.

 


Autore dell'articolo: Dott.ssa Francesca Guercio

Dott.ssa Francesca Guercio
Francesca Guercio è Consulente Filosofica, Counselor Esistenziale e Formatrice in Pratiche Teatrali. Docente di materie letterarie, è stata contrattista presto le università “Tor Vergata” e “Lumsa” e come attrice e regista collabora stabilmente con l’associazione “Figli di Hamm”. Accompagna gli ospiti desiderosi di compiere un percorso di conoscenza, ricerca di senso e trasformazione personale orientata all’arte di ben vivere in incontri individuali, di coppia e di gruppo. I primi prevedono uno scambio basato sul colloquio, i secondi possono comprendere sia la mera riflessione verbale (è il caso, per esempio, dei caffè filosofici, delle sessioni di meditazione sui testi ed esperienze di lettura contemplativa, degli incontri con la formula del “dialogo socratico”) sia semplici esercizi di consapevolezza corporea, improvvisazione e creatività dedotti dalle metodologie teatrali. RICEVE a ROMA in via dei Quinzi, 37 (Metro A - Numidio Quadrato) presso l’Accademia Nazionale di Scienze Olistiche e ad ALBANO LAZIALE in prossimità della stazione ferroviaria Villetta sulla linea Roma Termini-Albano Laziale. CONTATTI: francesca@figlidihamm.org; 331-9429223; Linkedin: https://www.linkedin.com/in/francesca-guercio-49b017148/

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