lutto

Lavorare il lutto attraverso le generazioni

Per ogni essere umano, morte e lutto sono gli aspetti più difficili da affrontare ed accettare. La vita è un susseguirsi di eventi positivi e negativi.

La morte  e il lutto per ogni essere umano sono tra gli aspetti della vita più difficili da affrontare ed accettare. La storia di una famiglia è un susseguirsi di nascite e morti, di crescite e di separazioni. (M.Andolfi, A.D’Elia)

L’affrontare queste crisi, i lutti e le perdite, come fattori di crescita evitando cosi le ripercussioni distruttive legate all’isolamento o al dolore troppo invadente è un compito evolutivo per ogni famiglia.

L’uomo di fronte alla morte si scontra con il limite più inquietante e necessario che la sua esistenza gli possa offrire

Ma la morte è anche un evento pubblico, sociale. Questo sfida la sopravvivenza stessa della comunità e richiede adeguate contromisure, provvedimenti adatti a garantirne la continuità.

Se non si può parlare della morte non si può possono sollecitare le risorse di solidarietà necessarie per superare il lutto. I riti, come ci insegna l’antropologia, hanno un valore protettivo verso gli individui che vi partecipano.

La ritualità che riguarda il lutto rappresenta la transizione. Questa ha da sempre consentito all’individuo di affrontare la perdita e di iscriverla nella continuità della propria vita, combattendo cosi il “disordine” della morte.

Alcune teorie psicologiche

Le teorie psicologiche del lutto rappresentano il bagaglio culturale col quale ci si accinge a comprendere cosa accade quando una morte importante mette in crisi il senso della vita di una persona. Ma questo senso può essere recuperato: dalla desolazione che la morte di una persona cara lascia,  si può uscire  aprendo l’orizzonte di nuove “speranze di senso” per chi deve restare e non rifiutare le sue origini e la sua storia (Campione 2000).

Nel terzo volume di “Attaccamento e Perdita”, intitolato “La perdita della madre” Bowlby descrive le quattro fasi del lutto, partendo dal dolore inevitabile a causa della natura persistente della ricerca della figura perduta.

Fasi del lutto

Il singolo individuo può oscillare avanti e indietro tra l’una e l’altra fase, tuttavia l’autore identifica una sequenza complessiva. La prima fase è quella dello “stordimento”. Quando si riceve la notizia della perdita, è caratterizzata da una sorta di anestesia o disorganizzazione, per cui la persona colpita dal lutto sembra non registrare la morte avvenuta in quanto l’evento risulta troppo doloroso.

Poi subentra la fase di “ricerca e struggimento”  per la persona persa. Questa fase può durare da alcuni mesi fino a qualche anno. Due stati d’animo predominano questa fase, la ricerca intesa come il richiamare col ricordo la persona scomparsa, dall’altro l’espressione della rabbia, intesa come irritabilità ed amarezza, ma anche come rabbia verso chi si pensa responsabile dell’evento.

Solo quando si accetta che la perdita è permanente scompaiono la collera ed i rimproveri e subentra la tristezza profonda. Questo permette il passare  alla terza fase, ovvero quella della “disorganizzazione e disperazione”.

Questa è la fase più lunga e delicata di tutto il processo e solo se si tollera il tormento emotivo si può, a poco a poco, elaborare il lutto. Questa graduale accettazione permette di passare all’ultima fase, quella della “riorganizzazione”, che può durare più anni.

Riorganizzazione

Si assiste in misura diversa a seconda dei casi ad un recupero e graduale rinnovamento delle relazioni sociali e degli interessi, come esito positivo di un processo di ridefinizione di se stesso e della realtà. Tale compito risulta doloroso ma cruciale per il riemergere della progettualità.

Le persone in lutto si costruiscono rappresentazioni mentali delle loro relazioni con le figure di attaccamento decedute; tali costruzioni e i legami che incorporano possono sia garantire sicurezza sia minacciarla, a seconda dello stile di attaccamento e della relazione passata con la persona deceduta (Bowlby, 1980).

Se il presupposto della capacità di superare la perdita è la qualità dell’attaccamento originario, è pur vero che non tutto si esaurisce nella relazione madre-bambino. E’ necessario un ampliamento del campo d’azione in un ambito che è culturalmente sociale come l’elaborazione del lutto.

Uno sguardo sistemico permette di dare un senso al lento e difficile processo di elaborazione del lutto. Grazie alla possibilità di osservare i contesti e le relazioni lungo il doppio asse temporale della contemporaneità e della storia.

Continuate a seguire la mia rubrica e la mia pagina Facebook per approfondimenti.

Dott.ssa Giulia di Rienzo Psicologa e Psicoterapeuta Relazionale

 


Autore dell'articolo: Dottoressa Giulia di Rienzo

Psicologa e Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale, iscritta all’ordine degli Psicologi del Lazio in data 02/04/2007 N° 14756 e degli Psicoterapeuti dal 2013. Libera Professionista, riceve in zona Re di Roma e Baldo degli Ubaldi (metro A) Psicoterapeuta dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia nel Servizio di consulenza clinica per i lutti e le perdite familiari, e nel Servizio rivolto alle coppie che si affidano al percorso di Procreazione Medicalmente Assistita. Tutor e Relatore all’interno della scuola di specializzazione. Psicoterapeuta della Fondazione Silvano Andolfi, nel servizio clinico rivolto agli immigrati.

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