Opinioni

Opinioni: istruzioni per l’uso. Dalla filosofia alla psicoterapia

Scriveva Schopenhauer che «l’uomo è per natura prepotente, vuole aver ragione». Perfino quando non gli conviene. Un caso per la Consulenza Filosofica.

di Francesca Guercio

Emilia è arrivata in consulenza filosofica dopo un paio di esperienze di psicoterapia che aveva bollato come fallimentari. Sosteneva di essersi sentita incompresa e giudicata per il suo carattere gentile ed eccessivamente remissivo. I due terapeuti, asseriva, avevano cercato di forzare la sua natura spronandola ad assumere un piglio più determinato nel prendersi ciò di cui diceva di avere bisogno. Avrebbe dovuto imparare a rispettare le proprie esigenze e a pretendere che fossero rispettate dagli altri; chiedendo senza reticenze ciò che avvertiva come necessario giusto per sé.

Questo però le era impossibile, aggiungeva Emilia. Anche e soprattutto a causa dell’ipersensibilità da cui si sentiva affetta. Una vera e propria patologia. Paralizzante. Perché la poneva in una condizione di empatia tale da renderle emotivamente insostenibile l’alea di risultare importuna a chicchessia con una qualsiasi delle proprie pretese.

Il dubbio: una sfida per l’indagine

La sicurezza con la quale esponeva sia la propria diagnosi sia l’assenza di scandaglio da parte dei professionisti che avrebbero dovuto curarla mi ha messo piacevolmente in sospetto. Dico piacevolmente perché nelle sedute di consulenza filosofica la sfida del dubbio è sempre un punto ferace da cui partire per l’indagine.

Le ho chiesto di raccontarmi qualche episodio a suo avviso probante delle rinunce e delle eventuali sopraffazioni subite a causa dell’inibizione a reclamare i propri diritti.

Emilia non ci ha pensato un istante. E mi ha riferito speditamente tre esempi effettivamente molto significativi sui quali aveva con ogni evidenza rimuginato a lungo. Da sola e, presumo, in psicoterapia.

I tre episodi toccavano dolorosamente tutte le sfere della quotidianità di Emilia. Il lavoro, le relazioni con la famiglia d’origine e il ménage con un marito che sembrava approfittare in massimo grado della sua acquiescenza.

Ottenere ragione?

Mi era impossibile non provare empatia nei confronti di una donna in serio stato di sofferenza esistenziale. Tuttavia nella padronanza emotiva e linguistica con la quale snocciolava le narrazioni mi sembrava di poter raccogliere gli indizi di una riflessione svolta in maniera unilaterale. E tale da confermare gli assunti di partenza caratteriali sui quali Emilia non sembrava proprio disposta a patteggiare: l’imbarazzo nel far valere le proprie aspirazioni e necessità e la sensibilità soverchia.

Mi è tornato in mente lo Schopenhauer de L’arte di ottenere ragione. Non era tanto l’assenza di lealtà che mancava alla mia consultante nello sforzo di portare alla luce verità. Né, di certo, Emilia parlava senza aver prima pensato! Eppure continuava a volere imporre la propria tesi nonostante ciò le provocasse sofferenza. Semplicemente perché talora «la debolezza del nostro intelletto e la stortura della nostra volontà si sorreggono a vicenda».

Fare consulenza filosofica al bar

Intanto Emilia mi aveva posto una prima richiesta molto netta.

Qualcuno le aveva detto che il setting della consulenza filosofica non sempre è quello formale dello stanza-studio. «Ho sentito di consulenti che lavorano passeggiando o stando seduti al bar… Poiché sono fortemente delusa dalle esperienze psicoterapeutiche vorrei limitare il numero dei nostri incontri all’interno di un ambiente che me le ricorda. Si può fare?». Ero contenta di constatare che già al nostro secondo incontro avesse acquistato la libertà di sollecitare una cosa per sé. Proprio lei che era venuta in seduta perché non riusciva a farlo.

E dalla fortunata occorrenza di questa possibilità effettivamente prevista dalle nostre metodologie di lavoro è scaturita per me l’occasione di conoscere Emilia in un modo per il quale negli spazi tradizionali sarebbe stato necessario molto tempo in più.

La mia ospite era, nelle situazioni pubbliche, tutt’altro che accomodante!

Il metodo socratico per fare chiarezza

Fin dalla prima uscita insieme al bar avevo notato come tediasse il cameriere con una serie di richieste pedanti. E ovunque andassimo non mancava di lamentare qualcosa che a suo avviso non andava esponendo con precisione e irrevocabile fermezza le proprie esigenze. Insisteva senza pietà finché non venivano soddisfatte o si allontanava in modo brusco dai luoghi e dalle circostanze che non corrispondevano ai propri desiderata.

In più, con me non si faceva alcuno scrupolo di avvertire all’ultimo momento per ritardi considerevoli o per chiedere spostamenti di data nelle sedute.

Non mi restava che osservare, prendere atto e… lavorare pazientemente con il metodo socratico. Che era nel suo caso la strada privilegiata per consentirle di fare chiarezza circa le sue contraddizioni.

Inutile, infatti, farle notare con calore la sua tutt’altro che trascurabile capacità di pretendere qualcosa per sé nel momento in cui manifestava un bisogno.

Opinioni: la messa alla prova

Emilia m’interrompeva e sviava il discorso; quasi temesse che quelle certezze di “inettitudine” che la crucciavano e nello stesso tempo la rassicuravano fossero scalzate dall’evidenza di un’argomentazione.

Si trattava, dunque, di procedere dialetticamente. Non demolendo la sua opinione con l’evidenza di alcuni fatti, bensì badando a non farle perdere di vista la considerazione che la sua opinione potesse tuttavia essere vera o falsa. Si trattava davvero, con Socrate, di mettere alla prova quella opinione; superando le prospettive soggettive. La sua come la mia.

Invece di alimentare il campo affermativo sottolineando sul momento le sue abilità di ribadire bisogni e predilezioni ponevo domande volte a consentirle di focalizzare tutte le componenti dei suoi atteggiamenti.

Indotta a mettere alla prova la sua tesi nella contingenza dei fatti, Emilia ha allargato il punto di vista su stessa.

Dalla consulenza filosofica alla psicoterapia

Fino a riconoscere di essersi crogiolata nel guadagno secondario di un’attitudine che si era abituata a ritenere consustanziale.

Era tempo, ormai, di mettersi in gioco davvero. Applicando la propria fermezza nel richiedere il soddisfacimento delle pretese a orizzonti più ambiziosi e davvero soddisfacenti. Piuttosto che per assecondare urgenze superficiali e capricciose.

Il raggiungimento di questa chiarezza ha messo Emilia nelle condizioni di vedere, finalmente, l’importanza di un percorso psicologico nella sua formazione.

Da qualche tempo ha iniziato una terapia con un professionista dal quale si sente accolta e non giudicata perché finalmente è lei stessa ad accogliersi e a non giudicarsi.

Il cammino della consulenza filosofica non può mai sostituirsi a quello psicoterapeutico quando questo si riveli necessario per l’individuo a fronte di problematiche che vanno oltre il dato esistenziale. Nel caso di Emilia è servito a consentirle di accedere con serenità all’accettazione di un tipo di aiuto che rifiutava.


Autore dell'articolo: Dott.ssa Francesca Guercio

Dott.ssa Francesca Guercio
Francesca Guercio è Consulente Filosofica, Counselor Esistenziale e Formatrice in Pratiche Teatrali. Docente di materie letterarie, è stata contrattista presto le università “Tor Vergata” e “Lumsa” e come attrice e regista collabora stabilmente con l’associazione “Figli di Hamm”. Accompagna gli ospiti desiderosi di compiere un percorso di conoscenza, ricerca di senso e trasformazione personale orientata all’arte di ben vivere in incontri individuali, di coppia e di gruppo. I primi prevedono uno scambio basato sul colloquio, i secondi possono comprendere sia la mera riflessione verbale (è il caso, per esempio, dei caffè filosofici, delle sessioni di meditazione sui testi ed esperienze di lettura contemplativa, degli incontri con la formula del “dialogo socratico”) sia semplici esercizi di consapevolezza corporea, improvvisazione e creatività dedotti dalle metodologie teatrali. RICEVE a ROMA in via dei Quinzi, 37 (Metro A - Numidio Quadrato) presso l’Accademia Nazionale di Scienze Olistiche e ad ALBANO LAZIALE in prossimità della stazione ferroviaria Villetta sulla linea Roma Termini-Albano Laziale. CONTATTI: francesca@figlidihamm.org; 331-9429223; Linkedin: https://www.linkedin.com/in/francesca-guercio-49b017148/

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