strati

Strati energetici del nostro essere

Schema energetico, strati del nostro essere

” Il dubbio o la fiducia che hai nel prossimmo sono strettamente connessi con i dubbi e la fiducia che hai in te stesso” Kahlil Gibram

 

Immaginiamo di trovarci al centro di un cerchio molto grande. Suddiviso in tre anelli o strati concentrici, uno esterno, uno intermedio ed uno centrale. Il più esterno può essere identificato come strato protettivo. Il secondo rappresenta lo strato della nostra vulnerabilità ferita, il luogo dove si provano sentimenti quali la paura e la vergogna. Infine l’ultimo strato, quello più interno, rappresenta e nel quale risiede il nostro essere, la nostra essenza. In questo spazio il nostro essere è connesso con l’essenza stessa della vita. Qui si riescono ad apprezzare i nostri talenti e tutto ciò che ci rende unici. Sarà interessante percorrere un viaggio attraverso questi nostri strati poichè si potranno conoscere parti ancora inesplorati di noi stessi.

 

Il centro, essenza e nucleo del nostro essere

Tutto ciò che di bello si può provare, sentire e percepire del mondo e di noi stessi si trova in questo spazio. L’essere consapevoli di questo spazio consente di procedere ad un possibile cambiamento e trasformazione delle nostre abitudini disfunzionali che rendono infelici. Qui risiedono compassione, accettazione, fiducia. Dove si possono provare emozioni quali amore, gioia, entusiasmo, calma e rilassamento. La nostra energia vitale defluisce dal centro verso l’esterno attraverso creatività, sessualità, emozioni profonde ed in qualsiasi altra modalità attraverso la quale la nostra vitalità possa concretizzarsi nella realtà. Nei primi anni della nostra infanzia siamo interamente in questo spazio. Nasciamo in uno stato di pura innocenza e fiducia, predisposti in modo naturale all’amore e ricolmi di vitalità. Qui non ci sono protezioni poichè non sentiamo il bisogno di averne. Siamo senza nome e cognome, nessuna identità, liberi da categorie e ruoli.

stratiCon la crescita perdiamo questa innocenza e fiducia cieca ed incondizionata dell’esterno. Piccoli o grandi traumi portano all’allontanamento da questo strato e questo allontanamento crea inevitabilmente gli altri due strati. Questo permette la sostituzione di un’innocenza e una fiducia inconscia con un’altrettanta innocenza e fiducia conscia. Questa sostituzione è un processo naturale ma sarà necessario mantenere vivo questo centro del nostro essere. Mantenerlo vivo ci permette di non alienarci dal nostro vero Sé. La routine, la quotidianità, i doveri, le infinite responsabilità ci allontano da noi stessi, dal nostro nucleo centrale. Ci sono vari modi per riacquisire la percezione di questo stato. La meditazione, la condivisione di momenti di intensa fusione e interezza. In attività quali la musica, la danza, l’atletica. Ed anche in momenti di intenso dolore. Il processo di ritorno al centro, implica imparare a conoscere gli altri due strati e a integrarli nella nostra vita.

 

Lo strato intermedio, la vulnerabilità ferita

Ognuno di noi, in un modo o nell’altro, ha subìto un piccolo o grande trauma di qualche genere. Rifiuto, repressione della nostra naturale vitalità, mancanza di affetto, continui confronti. Pressioni, critiche e giudizi. Non venire assecondati o supportati nel diventare la persona che siamo in realtà. Da questo momento in poi l’innocenza diventa sospetto, la fiducia diviene diffidenza, la spontaneità in scoraggiamento e insicurezza. La vitalità bloccata può divenire depressione e mancanza di energia. L’entusiasmo si trasforma in preoccupazione. Il normale flusso energetico della vita diviene pressione. La vulnerabilità nel suo stato naturale è tenera, ricettiva, espansiva e lascia una sensazione di beatitudine. Ma la vulnerabilità può cambiare valenza quando comincia a mancare fiducia interiore ed esteriore. Quando viene contaminata dalla paura e dalla solitudine. A questo punto la vulnerabilità viene percepta come vergogna di essere ciò che si è. Questo stato intermedio è diventato un luogo di paura, isolamento e vergogna.

In cambio di amore e approvazione si cede la propria spontanea vitalità e la nostra natura. Ognuno di noi ha messo in atto strategie per far fronte a queste pressioni e le strategie rientrano nello stato di protezione, ovvero il terzo livello, quello esterno. La vergogna e lo shock di essere stati feriti nascondono dolore e rabbia. Incontriamo anche profondi sentimenti di vuoto, tristezza, solitudine e un cupo senso del Sé.

 

Il terzo strato, lo strato protettivo

Lo strato protettivo copre sia lo strato intermedio, quello ferito, sia il nostro nucleo essenziale. Questo avviene nelstrati nostro naturale processo di sviluppo per proteggere la propria vulnerabilità ferita. Lo strato protettivo diviene uno scudo che creiamo per difenderci dalle energie negative evitando di percepire ancora più paura e dolore. E per esercitare un controllo maggiore sulla nostra vita. Molti sono i modi  per difenderci, reprimendo la nostra energia e limitando le esperienze per tenerci al sicuro. Oppure distraendoci con dipendenze da sostanze o da comportamenti disfunzionali. Litigando o compiacendo gli altri. Chiudendoci in noi stessi, manipolando, seducendo o tenendoci sempre occupati. L’eccessiva accondiscendenza, ribellioni o ritiro in se stessi sono gli atteggiamenti più comuni che si manifestano in questo stato. Uno dei modi più efficaci per proteggere la nostra vulnerabilità è quello di adottare un ruolo e darci un’immagine.

Esporre le proprie paure e convalidare lo stato di shock può cominciare a far costruire un senso di sicurezza e integrità con se stessi e con gli altri. Ognuno ha costruito inconsciamente il proprio e unico personale stile di protezione. Lo stato di protezione non è uno spazio negativo. Diviene negativo quando la nostra identità viene inconsciamente confusa e sovrapposta al proprio stile protettivo. Il nostro modo di percepire e reagire agli eventi è diventato un’inconsapevole abitudine. Per tenere sotto controlla la paura aiamo inconsciamente tenendosi alla lontana da emozioni profonde e sentimenti avvolgenti.

 

La protezione invita alla protezione

Molte volte i conflitti che si innescano con gli altri si verificano quando si scontrano i due strati protettivi dei due partner del rapporto. Capita di essere respinti come persone poiché avviciniamo l’altro con le nostre protezioni invece che con la nostra vulnerabilità. Tutto questo avviene inconsciamente senza rendersene conto. E troppo spesso, ci si perde reciprocamente nelle relazioni perché ognuno si rapporta all’altro rimanendo nel proprio stato protettivo. Il nostro cuore rimane serrato e ci si sente isolati perché la protezione tiene gli altri lontani. Si ha paura ad aprirsi perché non si vuole provare né dolore né paura.

stratiImparare ad avere un approccio delicato verso le nostre protezioni. Imparare a mettersi in relazione con le nostre difese, senza giudicare o desiderare che spariscono o cambino. Accorgerci di quando queste emergono. Di come ci fanno sentire. Del perché siamo in uno stato di protezione. Avere consapevolezza di tutto questo permette alla paura e al dolore di allegerirsi e rendere nuovamente libero il nostro nucleo centrale dalle pressioni delle nostre protezioni.

Il segreto è diventare più intimi con se stessi. La chiave sta nell’imparare ad osservare questi differenti strati da una certa distanza. Per esempio nella pratica meditativa questo viene chiamato “essere il testimone”. Restare semplicemente a osservare quello che avviene al livello cosciente momento dopo momento, senza giudicarci. Riportando serenità, gioia, entusiasmo nel nostro nucleo centrale e conseguentemente nelle nostre vite reali.

 


Autore dell'articolo: Dottoressa Tender Sposati

La Dott.ssa Tender Sposati è una psicologa clinica specializzata nell'organizzazione, pianificazione e svolgimento di esercizi pratici e cognitivi per il recupero di empowerment individuale e di comunità. Nella sensibilizzazione, elaborazione e consapevolezza del proprio stato d'animo e nella gestione delle emozioni. Sostegno alla famiglia attraverso lavoro educativo e di supporto a minori e a familiari, sensibilizzazione alle tematiche inerenti la malattia e il disagio. Prevenzione del rischio depressione, gestione dello stress e degli attacchi di panico, promozione della salute e del benessere psicoemotivo, aumento empowerment individuale e relazionale. Approfondimento di tematiche quali la neurobiologia delle emozioni e l'intelligenza emotiva e sviluppo di nuove capacità comunicative interpersonali e delle proprie life skills. Lavora con tecniche di rilassamento corporeo, training autogeno e tecniche di visualizzazione, esercizi pratici in seminari e workshop interattivi ed esperienziali.

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